Riscaldare un container d'inverno: opzioni e consumi
Riscaldamento a pavimento, pompa di calore, radiatori o pellet: in un modulo da 13 m², a gennaio, come si produce calore, quali consumi comporta e quali scelte vanno fatte prima della produzione.

Un container si riscalda rapidamente e altrettanto rapidamente perde calore. La causa sta nella massa ridotta: non ci sono pareti da 40 cm in grado di accumulare calore, ma soltanto un involucro in pannelli e l'aria contenuta all'interno. La scelta del sistema di riscaldamento deve tenere conto di questo aspetto, altrimenti si finisce per acquistare un impianto pensato per una casa in muratura e destinarlo a uno spazio che funziona in modo opposto.
Deciderlo va fatto ad ottobre, dato che la metà delle opzioni viene montata in fabbrica e non in un secondo momento. Andiamo a vedere quanta dispersione ha un modulo, quali consumi presenta ciascun sistema e in che modo la risposta cambia da Milano a Palermo.
Quanto disperde un modulo da 13 metri quadri a gennaio
Oltre a ciò che fanno pensare i 13 metri di pavimento. Circa 13 metri quadri di pavimento, altrettanti di tetto e più di 40 di pareti: sono le superfici di un modulo da 550 × 240 × 270 cm, quasi 70 metri quadri di involucro esposti all'aria esterna. Tutti, dato che sopra non c'è un vicino e accanto non c'è una stanza. In un appartamento, a disperdere, è una parete sola per la stessa superficie abitabile.
Per questo è il pacchetto isolante a decidere la dispersione, non il riscaldamento. Il modulo tiene con pannelli da 100 mm di poliuretano; tiene meglio con un isolamento termico rinforzato in parete, nel pavimento e nella copertura, soprattutto di notte, quando l'impianto è al minimo e conta quanto calore resta dentro. La parte che si dimentica è il pavimento: il calore scende lì verso la ghiaia o la platea, ed è lì che la mattina lo si sente.
I vetri rappresentano la seconda voce. A marzo una vetrata da 200 × 200 cm è un lusso, a gennaio diventa un buco: per questo va messa in conto con vetrocamera e con la tapparella chiusa durante la notte. Sono pochi gli interventi che costano così poco e danno così tanto.

Pompa di calore inverter, la scelta più frequente
È la soluzione che installiamo con maggiore frequenza, e in genere la prima che le suggeriamo. Lo stesso apparecchio, un climatizzatore inverter dotato di pompa di calore, provvede al riscaldamento in inverno e al raffrescamento in estate; il montaggio e il collegamento avvengono in fabbrica, con l'unità esterna già collocata, e l'esercizio comincia non appena il modulo viene alimentato. Spesso, per un ufficio, una tiny house stagionale o un modulo di cantiere, rappresenta l'unica fonte di calore necessaria.
Riguardo ai consumi, il discorso è lineare. Invece di generare calore, la pompa di calore lo sposta: a fronte di un kilowattora elettrico assorbito, la quantità di calore restituita è superiore. Con il freddo intenso il rendimento diminuisce, ma se il modulo è ben coibentato rimane la scelta che comporta la bolletta più contenuta. C'è però un altro limite: è l'aria a essere riscaldata, non le superfici, e quando il modulo è abitato per tutto l'inverno il pavimento freddo al mattino si avverte ugualmente.
La scelta della potenza dipende dai metri quadri e dall'uso, non da un catalogo. In un ufficio con tre persone e tre computer il carico interno è diverso da quello di un modulo in cui si dorme: l'apparecchio adatto al primo non va bene per il secondo.
Riscaldamento a pavimento, comfort e tempi di risposta
Il pavimento radiante è la soluzione a quel problema. Sotto il massetto passano le serpentine, il gres che sta sopra porta il calore verso l'alto e il riscaldamento è uniforme su tutta la superficie: non c'è un radiatore a occupare la parete sotto la finestra, che con 240 cm di larghezza è proprio quella dove andava il divano. Nei moduli abitati tutto l'anno è la differenza che si vede di più.
Ha però un tempo di risposta lento. Per salire di temperatura un massetto impiega ore, e altrettante ne impiega a scendere: non è quindi il sistema adatto alla casa del fine settimana, dove si arriva il venerdì sera e si vuole caldo in venti minuti. In quel caso funziona la combinazione: la base è garantita dal riscaldamento a pavimento, mentre l'inverter alza la temperatura in fretta quando serve.
- Massetto e serpentine, ovvero gli strati che si trovano al di sotto del pavimento finito
- Il gres è preferibile per la finitura, dato che conduce il calore in modo più efficace rispetto al laminato
- Coibentazione potenziata sotto il pavimento: in caso contrario la platea si riscalda.
- Camere e soggiorno separati, con un termostato per ogni zona
- Pavimento e climatizzatore: linea elettrica dimensionata per entrambi
Ogni lavorazione avviene in fabbrica, nello stesso arco di 3-6 settimane previsto per il modulo. Chi decide di aggiungerla in un secondo momento deve mettere in conto la demolizione del pavimento.
Stufa a pellet, radiatori elettrici e altre opzioni
La stufa a pellet riscalda bene e ha un costo basso per kilowattora, però in un modulo pone tre richieste che di rado sono disponibili: una canna fumaria che passi dal tetto o dalla parete, una distanza di sicurezza rispetto ai mobili, un luogo asciutto dove tenere i sacchi. Se in 13 metri quadri si installa una stufa dimensionata per un soggiorno, la stanza raggiunge temperature da sauna nel giro di mezz'ora, poi l'apparecchio si spegne e si ricomincia da zero. Trovare una stufa del genere in una tiny house da 30 o 40 metri in montagna ha senso, a patto che ci siano un locale tecnico e qualcuno che la carichi.
I radiatori elettrici rappresentano la soluzione più semplice: basta una presa e un termostato, senza tubi. Il consumo, però, resta quello della resistenza: un kilowattora di calore per ogni kilowattora pagato. Per questo vanno bene su un modulo utilizzato poche ore al giorno oppure come integrazione, non certo come impianto principale di un'abitazione stabile. Sotto la vetrata, a gennaio, un termoconvettore elimina la lama d'aria fredda meglio di qualunque altra cosa.
Il gas si può ancora prendere in considerazione, purché si installi una caldaia all'esterno: servono però le bombole oppure l'allaccio, oltre a un tecnico abilitato che curi l'intera operazione. Nei moduli questa soluzione si incontra di rado, e risulta sensata soltanto nei casi in cui la linea elettrica è debole.
Nord e Sud, cosa cambia dalla pianura padana alla Sicilia
Cambia la priorità, non il principio. In pianura padana, dove la nebbia resta per settimane e le giornate non superano i pochi gradi, il punto di partenza è l'isolamento rinforzato con il pavimento radiante, mentre l'inverter svolge una funzione di appoggio. Nell'entroterra appenninico e in montagna la logica non cambia, con la tettoia in più per la neve. Sulla costa e in Sicilia il problema si sposta sull'estate: qui l'inverter da solo basta per l'inverno intero, e i soldi risparmiati sul pavimento si dirottano su ombra e vetri.
Chi cerca la soluzione abitativa in container adatta a gennaio deve fare le scelte a settembre, quando si lavora ancora sul disegno: nel preventivo il sistema di riscaldamento va indicato insieme alla coibentazione. Indichi dove deve avvenire la posa e per quanti mesi all'anno l'abitazione sarà occupata. Quanto resta da definire è un calcolo, e lo eseguiamo noi.
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