Coibentare un container abitativo e fermare la condensa
Pannelli da 100 mm, ponti termici, punto di rugiada e ricambio d'aria: ecco come un modulo abitativo rimane asciutto anche a gennaio, e in quali punti si forma la condensa.

La condensa non è un difetto del container. È un difetto dell'involucro. Un modulo con pannelli da 100 millimetri, serramenti in PVC con vetrocamera e un ricambio d'aria regolare resta asciutto anche in una mattina di gennaio nella bassa padana, con la nebbia che entra dalle fessure di qualsiasi altra costruzione.
Chi cerca come coibentare un container ad uso abitativo di solito parte da un container navale e da un forum pieno di foto di muffa. Vale la pena separare i due oggetti prima di parlare di spessori.
Perché il container navale suda e il modulo prefabbricato no
Il container navale è fatto di lamiera d'acciaio spessa un paio di millimetri. Non c'è alcuno strato isolante, non c'è taglio termico, non c'è aria nel mezzo. La parete interna, d'inverno, raggiunge quasi la temperatura dell'aria esterna. Il vapore che due persone producono respirando, cucinando e facendo la doccia incontra così una superficie fredda, sulla quale si deposita subito. Ecco da dove nascono le gocce sul soffitto e le pareti scure dietro il letto.
Un modulo abitativo nasce da un concetto differente. A sostenere il carico e le operazioni di sollevamento è il telaio in acciaio, mentre la parete non coincide con il telaio: si tratta di un pannello sandwich, con la schiuma all'interno e la lamiera all'esterno, applicato al telaio già in fabbrica. La faccia interna tende a mantenersi prossima alla temperatura del locale e il vapore non trova punti in cui arrestarsi. Una sola parola, container, ma due fisiche distinte.
Chi riveste dall'interno un container navale interviene in un secondo momento, incollando pannelli oppure costruendo telai in legno con lana minerale. Il risultato è funzionante, però ogni lato perde centimetri e il telaio esterno, a contatto con l'aria interna, rimane freddo. Tutto il resto prende le mosse proprio da questo dettaglio.

Pannello sandwich da 100 millimetri: cosa c'è dentro
Il pannello impiegato su pareti, pavimento e tetto misura 100 millimetri di spessore. All'interno si trova poliuretano espanso, il PUR, iniettato fra due lamiere di acciaio preverniciato. Durante la produzione la schiuma aderisce alla lamiera, perciò non esistono intercapedini dove l'umidità possa circolare, e le due facce operano insieme come un solo elemento rigido.
Per quale ragione scegliere il poliuretano. A spessore identico, il suo potere isolante supera quello della lana minerale e del polistirene, e l'acqua non lo penetra: qualora una guarnizione dovesse cedere, la schiuma non si impregnerebbe e manterrebbe intatta la propria capacità. Quando un modulo resta all'aperto per tutta la sua vita utile, esposto a pioggia battente e a neve sul tetto, la posta in gioco è questa: sostituire una guarnizione oppure rifare una parete.
Il pacchetto rinforzato è pensato per chi occupa il modulo durante tutto l'anno: su tutti e tre i lati dell'involucro, pavimento incluso, lo strato è più spesso. Quando questa scelta conviene lo chiarisce la pagina sull'isolamento termico rinforzato. Un solo punto conta, qui: lo strato è dentro i pannelli e va deciso prima della produzione, non dopo la posa.
Ponti termici: telaio, spigoli e serramenti
Il pannello, da solo, non è sufficiente. Il freddo, portando con sé la condensa, individua il punto più debole dell'involucro, e in un edificio in acciaio tali punti deboli restano sempre gli stessi. Un ponte termico è un tratto in cui il materiale trasmette il freddo dall'esterno all'interno più rapidamente rispetto a ciò che lo circonda; in quel tratto la superficie interna scende sotto il punto di rugiada, anche quando il resto della parete è caldo.
Se il modulo è costruito bene, in fabbrica i ponti termici vengono trattati uno per uno:
- Profili in acciaio del telaio: o rimangono al di fuori della linea dell'isolamento, oppure ricevono una copertura tramite un secondo strato posto all'interno
- Angoli e punti di incontro fra i pannelli, chiusi con sigillatura e ricoperti
- I serramenti in PVC dotati di vetrocamera, materiale poco conduttivo, vengono posati con guarnizioni continue
- Il pavimento: sotto i piedi il pannello isola alla stessa maniera delle pareti, se no il freddo risale dal terreno
- I fori destinati al passaggio di cavi e tubi, ovvero gli attraversamenti degli impianti, vengono sigillati a montaggio ultimato
Davanti alla struttura, una controparete in cartongesso crea un secondo strato e permette di nascondere gli impianti dentro l'intercapedine. Qualche centimetro per parete si perde, e su un modulo largo 240 centimetri la differenza si avverte, però resta l'ultimo strato fra il telaio e l'aria della stanza. Quasi sempre la prevediamo per un modulo in cui si vive ogni giorno.
Da dove nasce la condensa e come si ferma
Più vapore resta sospeso nell'aria calda rispetto a quella fredda. Il vapore si trasforma di nuovo in acqua nel momento in cui l'aria della stanza, a 21 gradi e con l'umidità lasciata da una doccia appena fatta, entra in contatto con un vetro o un angolo che risulta più freddo del suo punto di rugiada. Una perdita non è necessaria. È sufficiente una superficie fredda, insieme a una persona che respira.
Le zone critiche non cambiano mai. Al mattino, il vetro dei serramenti. In alto, negli angoli dove si incrociano due pannelli e il tetto. Dietro l'armadio, sulla parete, dove l'aria ristagna e la superficie rimane fredda. Dopo la doccia, nel bagno, e in cucina quando bolle la pasta: lì il vapore, infatti, si sviluppa a litri.
La condensa si blocca con due interventi che agiscono insieme. Il primo: si alza la temperatura delle superfici interne, con isolamento di spessore adeguato e ponti termici trattati, così l'aria umida non incontra più nulla di freddo su cui depositarsi. Il secondo: si riduce l'umidità dell'aria, facendola uscire. Del primo ci occupiamo noi in fabbrica. Il secondo invece dipende da come si vive il modulo.
Ventilazione: la parte che nessuno mette in conto
Un modulo di 13 metri quadri, con due persone all'interno, genera la stessa quantità di vapore di un'abitazione, ma in un volume dieci volte minore. Se quell'aria resta chiusa, non c'è spessore che possa rimediare. Ecco perché, nei moduli destinati a essere abitati, prevediamo aperture di ventilazione oppure un impianto dedicato; a chi ordina spieghiamo inoltre che le finestre vanno aperte cinque minuti dopo la doccia, esattamente come si farebbe in qualunque appartamento.
In cucina serve una cappa che scarichi all'esterno, non a ricircolo. In bagno, un estrattore collegato all'interruttore della luce. Sulla parete opposta va una griglia di ricambio, così l'aria attraversa il modulo anziché ristagnare. Dettagli che pesano poco sul preventivo, e che decidono se a febbraio i vetri sono asciutti.
Il metodo con cui operiamo consiste nel realizzare l'involucro adatto nel nostro stabilimento, agendo su pannelli e ponti termici, mentre a lei resta soltanto il ricambio d'aria. Indichi dove sarà collocato il modulo, quante persone ci vivranno e se sono presenti cucina e doccia: entro 24 ore riceve il preventivo scritto, con spessore e ventilazione già calcolati sulla sua situazione.
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